Saturday, 11 February 2017

Elena Ferrante's My Brilliant Friend in London

A literary phenomenon turned theatrical event


Elena Ferrante gode di un grande seguito in Inghilterra e oltreoceano. La rivista The New Yorker ospita spesso interventi e recensioni sui libri della nostra autrice di cui segue la carriera con appassionata attenzione. La stessa attenzione le viene dedicata dal The Guardian il quotidiano di qualità inglese, assieme al The Times.  La fama della nostra autrice è ben salda anche nella lontana Australia!


Ciò nonostante, ben sapendo tutto questo, sono rimasta piacevolmente sorpresa quando, l'altro ieri, ho trovato una brochure di presentazione  all'adattamento della sua quadrilogia al teatro Rose di Kingstone: adattamento in due atti di April De Angelis con la regia di Melly Still che condensano le vicende delle due amiche Elena e Lila dall'infanzia ai sessant'anni in due atti distinti che la spettatrice e spettatore possono vedere anche in giorni successivi.



Considerata oggi una della voci più coinvolgenti e interessanti del mondo letterario contemporaneo, Elena Ferrante è stata indicata quest'anno dal Time Magazine tra le cento persone più influenti nel mondo. Anche se si conosce molto poco della vera identità dell'autrice, quando lo scorso ottobre il New York Review of Books pubblicò l'articolo del giornalista Gatti che affermava di avere scoperto la vera identità dell'autrice, The New Yorker fu tra i primi ad accogliere con un certo scetticismo la notizia che attribuiva la vera identità di Elena  ad una traduttrice della Casa Editrice e/o per cui la Ferrante pubblica da sempre i suoi libri.

Quello di Londra è il primo adattamento per il teatro di un'opera dell'autrice a livello mondiale, c'è quindi comprensibilmente una certa attesa per questo evento.

Dal 25 febbraio al 2 aprile al teatro Rose Kingstone di Londra



Friday, 3 February 2017

Utopia e disincanto secondo Claudio Magris (4)

"La fine e l'inizio di millennio hanno bisogno di utopia unita a disincanto. Il destino di ogni uomo, e della Storia stessa, assomiglia a quella di Mosè, che non raggiunse la Terra Promessa, ma non smise di camminare nella sua direzione. Utopia significa non arrendersi alle cose così come sono e lottare per le cose così come dovrebbero essere; sapere che il mondo, così come dice un verso di Brecht, ha bisogno di essere cambiato e riscattato.
[...]
Ogni generazione e ogni individuo devono rifare, e non solo una volta, l'esperienza traumatica ma salvifica dei primi cristiani, che attendevano la parusìa, il ritorno del Salvatore che era stato loro promesso...
Disincanto significa sapere che la parusìa non ci sarà, che i nostri occhi non vedranno il Messia, che l'anno prossimo non saremo a Gerusalemme, che gli dèi sono in esilio.
[...]
Utopia e disincanto anzichè contrapporsi devono sostenersi a vicenda. La fine di utopie totalitarie è liberatoria solo se si accompagna alla consapevolezza che la redenzione, promessa e fallita da quelle utopie, dev'essere cercata con più pazienza e modestia, sapendo di non possedere alcuna ricetta definitiva, ma non irrisa."

[dal saggio introduttivo al libro di Claudio Magris del 1999 "Utopia e disincanto"]


To be continued...

courtesy of Sofi Brabant