Wednesday, 25 January 2017

Utopia secondo Annabella Miscuglio e Manuela Piovano (3)

A qualche settimana dall'intervista a Giovanna Foglia il tema dell'utopia mi si ripresenta questa volta sotto "le spoglie" di  un film "L'età d'oro" (2016) della regista Manuela Piovano.
Dedicato alla vita e all'utopia che ha animato la leccese Annabella Miscuglio (1939-2003) fondatrice negli anni Sessanta del mitico Filmstudio di Roma, morta prematuramente nel 2003, l'amica di lunga data, la regista Manuela Piovano, ha deciso di onorarne la vita e l'opera con un film che ha impiegato diversi anni a vedere la luce.


Il film si concentra su tre aspetti della vita di Annabella: il rapporto con il figlio, che ricostruisce momenti della gioventù di Annabella e del suo stile di vita sperimentale, in una sorta di comune artistica, l'esperienza appunto del Filmstudio che qui è rappresentata da un cinema all'aperto.
E poi c'è la vicenda dolorosa del processo che colpì Annabella; in qualità di responsabile di un documentario collettivo sulla prostituzione, venne accusata di favoreggiamento alla prostituzione.

Mi ha colpito la scelta di proporre una storia che parla di utopia come sogno condiviso di un percorso artistico e di vita insieme. l'aver rispolverato gli ideali che hanno formato un'epoca storica e una generazione di italiane e italiani che hanno creduto di portare l'arte, l'immaginazione al potere.

Mi sono chiesta perchè questo film ora?
Forse la necessità di celebrare un'epoca visionaria in un momento di assenza di utopie che sappiano coinvolgere in modo tale da costruire una massa critica in grado di cambiare le cose?

Forse il desiderio di contribuire al dibattito attuale sulla necessità di cambiamento, con una riflessione sul passato recente, con un racconto che ci ricordi da dove veniamo e ci ricordi che alcune di noi hanno messo la faccia e la vita al servizio dell'utopia, di un sogno collettivo.

Resta "L'età d'oro" un film controcorrente, che parla di vite guidate da una visione, in un Italia stremata da un passato che non vuole lasciare il passo al nuovo.

Fiorella Connie Carollo