Skip to main content

Woman's work : Columbia Journalism Review

Woman's work : Columbia Journalism Review

Quest'articolo in inglese scritto da Francesca Borri corrispondente di guerra da Aleppo in Siria per una testata italiana che lei non nomina, pubblicato il 1 luglio online, tra le altre cose, denuncia i capiservizi dei giornali che mandano i reporter freelance in prima linea per la modica cifra di 70 euro al pezzo senza alcuna copertura assicurativa!!!! La denuncia di questa giovane donna di 33 anni che ha comunque già al suo attivo due libri reportage sul Kosovo e sulla Palestina, è a dir poco avvilente. Le reazioni all'articolo scritto in inglese sono state di decine e decine di posts che hanno per lo più espresso la loro solidarietà a Francesca, numerosi complimenti per il coraggio, la sua denuncia, numerosi gli inviti a scrivere per testate all'estero e lasciar perdere il giornalismo italiano. Pochissimi i post denigratori, alcuni invece di critica articolata. Infine alcuni colleghi giornalisti le ricordano che il suo lavorare per poco è quello che rovina il mercato per tutti. Moltissime le raccomandazioni a lasciare il paese e prendersi cura di se stessa. Ho trovato toccante la lettura dei post, mi ha colpito il senso generale di rispetto. Sembra comunque che la denuncia di Francesca sia giunta anche alla stampa italiana che ha tradotto l'articolo sulla Repubblica di domenica 14 luglio



Popular posts from this blog

Giovanna Foglia

UNA SCELTA DI VITA

Quando conosci Giovanna Foglia e poi scopri che è del segno  dei Pesci, il segno dei mecenati nelle arti, dei benefattori, dei filantropi, allora tutto torna. Se poi ci aggiungi che è nata nel 1956, l'anno della Scimmia secondo il calendario cinese, che considera i nati sotto questo segno i più intelligenti e dotati negli affari, allora quello che ti racconta della sua vita, torna nel disegno delle stelle. Giovanna è una donna speciale che mette le molte energie, la fantasia, lo spirito pratico e sopratutto il suo cospicuo patrimonio al servizio della causa delle donne."Perchè?" le chiedo "da dove viene questa scelta?" la risposta non si fa attendere:"Perchè le donne sono quelle che hanno meno soldi e meno possibilità; a peggiorare le cose poi c'è l'invidia diffusa che ci mette l'una contro l'altra. Aiutare le donne è una scelta di campo ma in realtà significa aiutare la società intera a migliorare. Sono diventata femmin…

Tibet Il paese delle donne dai molti mariti

Giuseppe Tucci1936 



"Povere donne tibetane:graziose e sempre sorridenti quando sbocciano alla primavera della vita, a trent'anni sono già curve e disfatte: privazioni, lavoro, cibo scarso le fanno prematuramente sfiorire, e allora tutto quello che c'è di brutto e di ripugnante nei lineamenti mongoloidi viene in primo piano sulla loro maschera grinzosa. Ma finchè sono giovani godono del pochissimo che la vita può loro offrire su queste terre: allegre e spensierate, quasi consce del loro rapido trapassare. Di mariti quasi tutte ne hanno più di uno, perchè in Tibet vige ancora [il grassetto è mio] il costume della poliandria. Una ragazza sposa non solo il suo fidanzato ma insieme con lui tutti quanti i suoi fratelli e, come se ciò non bastasse, può anche prendersi una specie di assistente, un marito più o meno legale che, essendo scelto per capriccio o per più o meno valide ragioni, finisce presto per diventare la persona più autorevole di questo strano regime familiare. I f…

Utopia e disincanto secondo Claudio Magris (4)

"La fine e l'inizio di millennio hanno bisogno di utopia unita a disincanto. Il destino di ogni uomo, e della Storia stessa, assomiglia a quella di Mosè, che non raggiunse la Terra Promessa, ma non smise di camminare nella sua direzione. Utopia significa non arrendersi alle cose così come sono e lottare per le cose così come dovrebbero essere; sapere che il mondo, così come dice un verso di Brecht, ha bisogno di essere cambiato e riscattato.
[...]
Ogni generazione e ogni individuo devono rifare, e non solo una volta, l'esperienza traumatica ma salvifica dei primi cristiani, che attendevano la parusìa, il ritorno del Salvatore che era stato loro promesso... Disincanto significa sapere che la parusìa non ci sarà, che i nostri occhi non vedranno il Messia, che l'anno prossimo non saremo a Gerusalemme, che gli dèi sono in esilio.
[...]
Utopia e disincanto anzichè contrapporsi devono sostenersi a vicenda. La fine di utopie totalitarie è liberatoria solo se si accompagna a…