Tuesday, 28 May 2013

Ayu Utami : scrittrice e attivista

Saman (1998) scritto da Ayu Utami

Mi viene da pensare che per Ayu come per altre donne asiatiche-penso all'indiana Arundhati Roi- scrivere ed essere attivista, cioè portavoce di interessi locali calpestati, dev'essere tutt'uno.
Queste donne alzano ...la penna per difendere e denunciare realtà che stanno scomparendo a causa di poteri più grandi, leggi multinazionali, che hanno comprato i governi in nome del progresso economico.
I loro libri sono scritti in forma di romanzo, ma non sono solo storie di fantasia, si tratta invece di vere e proprie denunce di realtà sommerse, evidentissime alle comunità o alle persone che le subiscono mute, ma totalmente ignorate dalla comunità internazionale.
Quando Saman uscì nel 1998, pochi mesi prima della caduta di Suharto, fu subito al centro di una polemica per il contenuto poco consono ad una scrittrice, per l'aperto argomentare su sesso, sfruttamento clandestino delle foreste, distruzione indiscriminata del patrimonio naturale dell'Indonesia. Saman è stato un romanzo assolutamente unico nel panorama letterario del suo paese e ha reso Ayu la scrittrice più in vista di tutta l'Indonesia, ad oggi. Con il suo libro Ayu ha rotto molti tabù, uno su tutti quello sul sesso. Mai prima di lei si era parlato di sesso in modo esplicito come in Saman ed il romanzo ha avuto il compito di aprire la strada ad altre giovani scrittrici coraggiose
Dopo Ayu altri artisti si sono mobilitati per denunciare quanto sta avvenendo nelle isole indonesiane. E' sopratutto la distruzione dell'ecosistema che fa mobilitare la protesta: la progressiva distruzione delle foreste porta con se tutta una serie di rotture di equilibri, da quelli idrici a quelli umani nei villaggi limitrofi, faunistici, ecc. Ma il danno non si può certo limitare al solo popolo indonesiano, ormai sappiamo che le conseguenze sono  per il pianeta intero.
Fiorella Carollo


leggi intervista sulla rivista online Latitudes
ritratto di Ayu Utami



Monday, 27 May 2013

economia della felicità

"L'Economia della Felicità"  documentario pluri-premiato del 2011



Prodotto e presentato da Helena Norberg-Hodge, analista economica, linguista fluente in sette lingue, autrice del libro "Ancient Future" pubblicato in Italia da Arianna Editrice e ristampato nell'aprile 2013, Helena parte dalla sua ventennale eperienza in Ladakh-una regione del Kashmir soprannominata "Il piccolo Tibet- per raccontare gli effetti dell'economia globale così come l'hanno sperimentata comunità isolate come i Ladakhi ma come la stiamo sperimentando anche noi paesi dell'occidente.

Helena assieme ad altri studiosi, lavora in concerto con il re del Bhutan-il piccolo stato himalayano- per mettere a punto le coordinate di una possibile società basata su un'economia del benessere piuttosto che sul prodotto nazionale lordo.  Come ci spiega Helena, l'idea del Prodotto Nazionale della Felicità (in inglese GNH) fu proprio del re del Bhutan, che ai funzionari della Banca Mondiale che gli chiedevano ragione del PIL (Prodotto Interno Lordo) del suo paese, così rispose: "A dir la verità, più che del PIL sono interessato al PIF!" gettando così senza saperlo la prima pietra su un lungo cammino di rinnovamento mondiale.

L'idea base dell' Economia della Felicità è che si debba passare da un'economia globale ad una locale,da un mercato senza frontiere dove le ditte multinazionali e i gruppi finanziari con le loro banche entrano prepotentemente snaturando assetti, si debba passare a mercati radicati nei loro territori, con i loro prodotti, i loro processi lavorativi, i loro equilibri tra domanda e offerta, con le loro comunità che producono cultura e identità. 

Helena e molti altri, denunciano il modello imperante della globalizzazione, che è sotto gli occhi di chi vuol vedere, dove la spaccatura tra i governi e il popolo diventa enorme, dove i governi- controllati dai gruppi economici e finanziari- portano avanti una politica economica che è ormai diventata un eccesso, costituita dalla formula "più produzione, più commercio, più esportazione". Bisogna ammettere il fallimento di questa formula che sta invece producendo sempre più disoccupazione, violenza sociale, disparità di benessere e una classe media che guarda spaventata ai nuovi poveri, con tutte le conseguenze che la paura produce a livello sociale.

Questa formula economica non sta funzionando ovunque nel mondo ma secondo Helena viene portata avanti a causa delle grandi distanze per cui chi comanda, o semplicemente agisce, non vede con i suoi occhi  gli effetti devastanti del suo agire. Come si può essere etici, compassionevoli buoni se non vediamo l'impatto delle nostre azioni? Opporre al modello disfunzionale della globalizzazione quello della localizzazione è l'obiettivo di un vasto movimento internazionale che ha anime diverse quali: i mercati a kilometro zero, i movimenti slow-food in tutto il mondo, le pratiche di riciclaggio ambientale permaculture diffuse nel mondo occidentale come nel cosi detto terzo mondo, gli orti urbani delle grandi città, i farmer market, i gruppi d'acquisto GAS, la banca del tempo, la banca etica nata dall'esperienza dei MAG nel Veneto, le fondazioni che fanno microcredito.
Fiorella Carollo

presentazione- video di Wise Society

helena norberg-hodge: un chiaro semplice intervento che spiega che cosa sta succedendo a livello mondiale

lezione divertente sulla felicità di benigni