Tuesday, 10 September 2013

Elizabeth Gilbert: Your elusive creative genius

L'autrice di "Mangia Prega Ama" si trova alle prese con la scrittura del libro che dovrà eguagliare il successo stratosferico  "the freakish success" come lo definisce lei, del suo bestseller. Ce la farà?
Ecco la sua riflessione sul significato della creatività e come sia fuori luogo continuare a vederla come la
bestia nera dello scrittore.


Intanto noi sappiamo che il suo libro è uscito, ovviamente non ha eguagliato il successo del precedente ma è un libro onesto, la riflessione-ricerca dell'autrice, riluttante sposa, sul significato del matrimonio. 

Tuesday, 20 August 2013

Aung San Suu Kyi

video conferenze di Aung San Suu Kyi per la BBC nel 2011







courtesy of Sofie Brabant
Freedom from fear: "It's not power that corrupts, but fear. Fear of losing power corrupts those who wield it and fear of the scourge[flagello] of power corrupts those who are subject to it.


One of the prizes she was awarded was the Nobel Peace Prize in 1991.
The statement of the Nobel Committee read:
“The Norwegian Nobel Committee has decided to award the Nobel Peace Prize for 1991 to Aung San Suu Kyi of Myanmar (Burma) for her non-violent struggle for democracy and human rights. …Suu Kyi’s struggle is one of the most extraordinary examples of civil courage in Asia in recent decades. She has become an important symbol in the struggle against oppression… In awarding the Nobel Peace Prize for 1991 to Aung San Suu Kyi, the Norwegian Nobel Committee wishes to honor this woman for her unflagging efforts and to show its support for the many people throughout the world who are striving to attain democracy, human rights and ethnic conciliation by peaceful means.” Oslo, 14 October 1991. On 16 June 2012, Aung San Suu Kyi was finally able to deliver her Nobel acceptance speech at Oslo’s City Hall, two decades after being awarded the peace prize.


Leggi questo bell'articolo sulla rivista online  Latitudes

Monday, 19 August 2013

Chernobyl babushka



Holly Morris è una produttrice tv, americana di Seattle, scrittrice, giornalista e adesso anche documentarista. Nel 2006 ha vinto un premio per l'articolo-inchiesta sulla comunità di donne quasi tutte ottuagenarie che da 25 anni vive nella Zona Contaminata di Chernobyl nonostante il divieto delle autorità che hanno dichiarato la zona inabitabile a causa delle radiazioni. Spinte dal richiamo della loro terra d'origine hanno lasciato 25 anni fa i villaggi in cui erano state rilocate assieme a 1200 altre persone che sono successivamente morte e hanno fatto ritorno alle loro case. Sono le sopravvissute all'olocausto nucleare grazie ad uno spirito indomabile, ad un senso profondo di che cosa è giusto seguire nella vita: il proprio cuore. A differenza della maggior parte dei sopravvissuti di Chernobyl non soffrono di depressione ma affrontano con dedizione, giorno dopo giorno, le difficoltà della loro dura vita. Queste donne dalla fibra non comune nacquero negli anni Trenta durante le carestie di fame indotte da Stalin per piegare gli ukraini, un genocidio che produssero quasi 5 milioni di morti e cannibalismo tra i sopravvissuti, hanno poi affrontato gli stenti  della Seconda Guerra Mondiale e il 26 aprile del 1986 Chernobyl... Morris che ha scoperto per caso l'esistenza di questa comunità di nonne ukraine durante le riprese di un video, è tornata sul luogo per intervistarle e chiedere "Come mai vivete nei 30 kilometri quadrati più contaminati della terra?"
Fiorella Carollo

Leggi l'articolo:

Il sito del film docu in uscita a breve:

COURTESY OF SOFIE BRABANT

Monday, 12 August 2013

Cristina Wistari Formaggia artista-performer tra le culture: "Non è chiaro il perché io sia divenuta paladina di questa avventura, preservare una danza che sta disparendo, cogliere gli ultimi scintillii di un’antica bellezza per fissarli nel tempo. Ho amato quest’isola enormemente come mai nessun altro posto. Questa terra ha rappresentato per me la quintessenza dell’arte e della sua sacralità." [1994]


Ricorreva il 19 luglio l'anniversario della morte improvvisa di Cristina, avvenuta nel 2008. Vorrei ricordarla con questo post e questa bella intervista che è stata caricata nel 2012, con mia grande gioia perchè mi permette di aver un ricordo di Cristina che non sia solo nella mia mente. Non voglio aggiungere nulla di quello che è stato detto su di lei in modo molto più appropriato del mio, voglio solo ricordare la sua figura di artista transculturale, dedicata alla sua arte e alla sua "missione" di preservare le forme originali del teatro danza Balinese, molto apprezzate anche in occidente. Cristina è un esempio di quanto può fare un artista quando si fa ponte tra le culture, dove questo fare è a beneficio sia della cultura che l'ha accolta che quella in cui è nata. E tante altre ancora. Selamat Jalan Cristina

Che emozione leggere questa lettera di Cristina dove spiega, in un momento di sconforto nell'essere testimone impotente della trasformazione che Bali sta subendo a causa del turismo di massa: "porterò a termine il compito che mi sono scelta fino alla fine" parole profetiche perchè Cristina è venuta a mancare proprio durante una tournè in Europa."
Chiude la lettera con questa dichiarazione che mi commuove: "Il progetto di cercare di ripristinare il Gambuh alla sua forma estetica originaria onde evitare ulteriori manipolazioni e di trasmetterlo alle nuove generazioni rappresenta il mio «compito» nei confronti della Danza e di Bali: un atto di ringraziamento per la grande ricchezza alla quale ho attinto. Quindi mi rendo vestale del fuoco sacro, che le sue fiamme possano illuminare l’infinito del cielo."

una rara testimonianza diretta di Cristina una sua lettera del 1994

PHOTO DI SOFIE BRABANT

Monday, 5 August 2013

attivista afgana malalai Joya ex deputata

Femen

 is coming: the bare-breasted feminist group who want London women to go topless in the name of political protest

  

Le Famen hanno attualmente 12 sezioni e più di 300 membri attivi in Europa, Canada e Brasile. Sono nate nel 2008 in Ucraina per protestare contro il sessismo, la prostituzione e lo sfruttamento delle donne nell'ex-Unione Sovietica. Il loro quartier generale è a Parigi. La loro leader di punta è Shevchenko, rifugiata politica in Francia, che ha ottenuto diversi riconoscimenti anche ufficiali dalla stampa francese: la rivista Madame Figaro l'ha quotata tra le 20 donne iconiche del mondo.
A chi le chiede perchè protesta a seno nudo risponde:"I seni delle donne sono un chiaro simbolo della lotta delle donne. Abbiamo così reclamato i nostri corpi"
FC
courtesy of Sofi Brabant

Sunday, 4 August 2013

Jane Austen

Grazie alla mobilitazione di un'attivista inglese la Bank of England ha stampato sulle nuove banconote l'immagine di Jane Austen al posto di Charles Darwin

JANE AUSTEN'S PORTRAIT BY HER SISTER CASSANDRA

La blogger inglese Caroline Criado-Perez di soli 29 anni, è riuscita a sollevare una campagna per fare pressione sulla Banca d'Inghilterra affinchè ponesse sulle nuove banconote da 10 sterline l'immagine di una donna. Come reazione ha ricevuto centinaia di Tweet molesti.



Laura Bates è una giovanissima attivista inglese di 26 anni che ha lanciato la campagna Everyday Sexism Project per denunciare l'uso di immagini e contenuti su Facebook che incitano alla violenza sulle donne. Finalmente FB ha rilasciato uno dei suoi rari comunicati riconoscendo la validità delle denunce e accogliendo le richieste formulate nella lettera aperta
Laura Bates The Indipendent

The day the Everyday Sexism Project won - and Facebook changed its image

la battaglia vinta su Facebook
ilfattoquotidiano.it/2013/05/24/facebook-blogger-contro-social-per-messaggi-di-odio-contro-donne/604011/

my-war-on-sexism-in-the-city-of-London


foto di Pino Confessa



Monday, 15 July 2013

Woman's work : Columbia Journalism Review

Woman's work : Columbia Journalism Review

Quest'articolo in inglese scritto da Francesca Borri corrispondente di guerra da Aleppo in Siria per una testata italiana che lei non nomina, pubblicato il 1 luglio online, tra le altre cose, denuncia i capiservizi dei giornali che mandano i reporter freelance in prima linea per la modica cifra di 70 euro al pezzo senza alcuna copertura assicurativa!!!! La denuncia di questa giovane donna di 33 anni che ha comunque già al suo attivo due libri reportage sul Kosovo e sulla Palestina, è a dir poco avvilente. Le reazioni all'articolo scritto in inglese sono state di decine e decine di posts che hanno per lo più espresso la loro solidarietà a Francesca, numerosi complimenti per il coraggio, la sua denuncia, numerosi gli inviti a scrivere per testate all'estero e lasciar perdere il giornalismo italiano. Pochissimi i post denigratori, alcuni invece di critica articolata. Infine alcuni colleghi giornalisti le ricordano che il suo lavorare per poco è quello che rovina il mercato per tutti. Moltissime le raccomandazioni a lasciare il paese e prendersi cura di se stessa. Ho trovato toccante la lettura dei post, mi ha colpito il senso generale di rispetto. Sembra comunque che la denuncia di Francesca sia giunta anche alla stampa italiana che ha tradotto l'articolo sulla Repubblica di domenica 14 luglio



Monday, 1 July 2013

Imma Vitelli




Ho scoperto del tutto casualmente l'esistenza di questa giovane "giornalista in prima linea" Imma Vitelli di origini lucane. Ho letto la sua rubrica su Marie Claire dal titolo "Cronache baldanzose di vite diverse dalla nostra inviata al centro delle cose e dei sentimenti"  !!!?? Che bella dichiarazione: c'è già tutto lo spirito di Imma nell'aggettivo baldanzoso e c'è una dichiarazione di priorità e intenti in quel al centro delle cose uno stile di vita e poi che dire di quei sentimenti !! Quanto coraggio metterli così vicino al centro delle cose, dar loro una dignità che in chi fa il suo mestiere, reporter anche di guerra, non gli attribuisce e li sacrifica sul grande altare dell'ob-biet-ti-vi-tà.




Friday, 28 June 2013

Arundhati Roy

Attivista-Scrittrice Arundhati Roy in Zuccotti park New York



Alice Paul (1885-1977) & Margaret Fell (1614-1702)


Raised in a Quaker famil, Alice Paul-the 1900s sufragette- showed a strong sense of purpose, a determination that I belive came from the very nature of Quaker practice. 

The first Quakers lived in mid-XVI century in England and like others dissenting protestant groups of that time broke away from the established Church of England. From the beginning Quaker women played a great role in defining Quakerism, as a matter of fact, one of the founder was a woman Margaret Fell known as "The Mother of Quakerism", a traveling Quaker minister for sometimes, in 1664 she was sentenced to life imprisonment and the loss of her house for allowing Quaker meetings to be held in her home. She defended herself by saying: "As long as The Lord blessed her with a home, she would worship him in it.". During the four years she spent in prison she wrote a pamphlet on women religious leadership "Women speaking justified"  a careful exegesis of Scriptures in which she mainteins the spiritual equality of men and women and that both are capable of being prophets. Her work set the foundation for women's ministery. She had to fight to defend the organisational structure of women's separate meetings that together with George Fox, the founder of Quakerism, she had established in the first years of their evangelical preaching.




the life of Margaret Fell
margaret fell




The Sufragettes  Portrayed in the film Iron Jawded Angels (2004)         
 Alice Paul (1885-1977)  & Lucy Burns (1869-1966)

Suffrage historian Eleonor Clifts notes that "they were opposites in temperament and appearence...whereas Paul appeared fragile, Burns was tall and curvaceous, the picture of vigorous health...unlike Paul, who was uncompromising,and hard to get along with, Lucy was pliable and willing to negotiate. Paul was the militant, Burns the diplomat. Despite  their stark difference.Paul and Burns work together so effectively that followers would often described them as having one mind and spirit."                                    suffrage campaign 1910-1920


Courtesy of Brabant Sofie

Politics of Hope


"People don't take stock of how much the world has changed, they can become attached to their powerlessness and all too comfortable with despair. If you tell people that they can't change anything then it's safe for them to go home and watch sitcoms. But if you tell people that they're responsible for what the world is like, they have to do something."



The politics of Hope is THE answer to the politics of Fear. Is the only Practice that could undermine the pervasive feeling of distrust and renounce that many of us display in their daily jobs.
Hope, like Faith, is a driving power, a source of energy and strength, it gives you vigour and desire to act.
When Hope is on your side, you feel you can have an impact on the world around.
Hope is such a great thing! No wonder it is so little valued: then you need to shift from that very comfy position of the poor victim to that of the powerful doer.

Monday, 10 June 2013

Indonesian Heroine

Indonesian Women's Emancipation : Not only Kartini 




UWRF CELEBRATE ITS TENTH ANNIVERSARY HONOURING R.A.KARTINI

From Darkness to Light titled this year edition of Ubud Writers and Readers Festival to honour R.A. Kartini the well-known Indonesian heroine.
After Kartini died aged 25 (1879-1904), Dutch Abendanon collected the many letters Kartini wrote to her pen friends in the Neatherland in which her deep insights about women rights, education and emancipation stands out and have continued to be inspirational to many modern Indonesians. That collection bears the meaningful title of From Darkness to Light.
R.A Kartini has gained her status as National Heroine thanks to Sukarno who declared 21st April, her birthday, national holiday but she is not the only Indonesian to be such a remarkable woman. Many unsung indonesian women deserve such a recognition. Like West Sumatrans Rohana Kudus (1884-1972) first Indonesian female journalist and Rasuna Said (1910-1965) first Indonesian woman Minister. Other women deserve to be commemorated as national heroines like activist Dewi Sartika (1884-1947) from Bandung West Java who founded the first school for women in early 1900 while Cut Nyak Dhien from Aceh (1848-1908) had fought against the Dutch in 1870 instead of staying at home. Although her name is mentioned on school textbooks, roads in major cities are named after her and her face's portrayed on Indonesian Rp.10.000 notes, we usually know no more than that about Cut Nyat Dien.
Many Indonesians are unaware that Aceh has a long tradition of women warriors, politicians and Sultanas dating back to 1600 to current days and that makes Acenese women the first true pioneers of women's emancipation in Indonesia!
Fiorella Carollo

Tuesday, 28 May 2013

Ayu Utami : scrittrice e attivista

Saman (1998) scritto da Ayu Utami

Mi viene da pensare che per Ayu come per altre donne asiatiche-penso all'indiana Arundhati Roi- scrivere ed essere attivista, cioè portavoce di interessi locali calpestati, dev'essere tutt'uno.
Queste donne alzano ...la penna per difendere e denunciare realtà che stanno scomparendo a causa di poteri più grandi, leggi multinazionali, che hanno comprato i governi in nome del progresso economico.
I loro libri sono scritti in forma di romanzo, ma non sono solo storie di fantasia, si tratta invece di vere e proprie denunce di realtà sommerse, evidentissime alle comunità o alle persone che le subiscono mute, ma totalmente ignorate dalla comunità internazionale.
Quando Saman uscì nel 1998, pochi mesi prima della caduta di Suharto, fu subito al centro di una polemica per il contenuto poco consono ad una scrittrice, per l'aperto argomentare su sesso, sfruttamento clandestino delle foreste, distruzione indiscriminata del patrimonio naturale dell'Indonesia. Saman è stato un romanzo assolutamente unico nel panorama letterario del suo paese e ha reso Ayu la scrittrice più in vista di tutta l'Indonesia, ad oggi. Con il suo libro Ayu ha rotto molti tabù, uno su tutti quello sul sesso. Mai prima di lei si era parlato di sesso in modo esplicito come in Saman ed il romanzo ha avuto il compito di aprire la strada ad altre giovani scrittrici coraggiose
Dopo Ayu altri artisti si sono mobilitati per denunciare quanto sta avvenendo nelle isole indonesiane. E' sopratutto la distruzione dell'ecosistema che fa mobilitare la protesta: la progressiva distruzione delle foreste porta con se tutta una serie di rotture di equilibri, da quelli idrici a quelli umani nei villaggi limitrofi, faunistici, ecc. Ma il danno non si può certo limitare al solo popolo indonesiano, ormai sappiamo che le conseguenze sono  per il pianeta intero.
Fiorella Carollo


leggi intervista sulla rivista online Latitudes
ritratto di Ayu Utami



Monday, 27 May 2013

economia della felicità

"L'Economia della Felicità"  documentario pluri-premiato del 2011



Prodotto e presentato da Helena Norberg-Hodge, analista economica, linguista fluente in sette lingue, autrice del libro "Ancient Future" pubblicato in Italia da Arianna Editrice e ristampato nell'aprile 2013, Helena parte dalla sua ventennale eperienza in Ladakh-una regione del Kashmir soprannominata "Il piccolo Tibet- per raccontare gli effetti dell'economia globale così come l'hanno sperimentata comunità isolate come i Ladakhi ma come la stiamo sperimentando anche noi paesi dell'occidente.

Helena assieme ad altri studiosi, lavora in concerto con il re del Bhutan-il piccolo stato himalayano- per mettere a punto le coordinate di una possibile società basata su un'economia del benessere piuttosto che sul prodotto nazionale lordo.  Come ci spiega Helena, l'idea del Prodotto Nazionale della Felicità (in inglese GNH) fu proprio del re del Bhutan, che ai funzionari della Banca Mondiale che gli chiedevano ragione del PIL (Prodotto Interno Lordo) del suo paese, così rispose: "A dir la verità, più che del PIL sono interessato al PIF!" gettando così senza saperlo la prima pietra su un lungo cammino di rinnovamento mondiale.

L'idea base dell' Economia della Felicità è che si debba passare da un'economia globale ad una locale,da un mercato senza frontiere dove le ditte multinazionali e i gruppi finanziari con le loro banche entrano prepotentemente snaturando assetti, si debba passare a mercati radicati nei loro territori, con i loro prodotti, i loro processi lavorativi, i loro equilibri tra domanda e offerta, con le loro comunità che producono cultura e identità. 

Helena e molti altri, denunciano il modello imperante della globalizzazione, che è sotto gli occhi di chi vuol vedere, dove la spaccatura tra i governi e il popolo diventa enorme, dove i governi- controllati dai gruppi economici e finanziari- portano avanti una politica economica che è ormai diventata un eccesso, costituita dalla formula "più produzione, più commercio, più esportazione". Bisogna ammettere il fallimento di questa formula che sta invece producendo sempre più disoccupazione, violenza sociale, disparità di benessere e una classe media che guarda spaventata ai nuovi poveri, con tutte le conseguenze che la paura produce a livello sociale.

Questa formula economica non sta funzionando ovunque nel mondo ma secondo Helena viene portata avanti a causa delle grandi distanze per cui chi comanda, o semplicemente agisce, non vede con i suoi occhi  gli effetti devastanti del suo agire. Come si può essere etici, compassionevoli buoni se non vediamo l'impatto delle nostre azioni? Opporre al modello disfunzionale della globalizzazione quello della localizzazione è l'obiettivo di un vasto movimento internazionale che ha anime diverse quali: i mercati a kilometro zero, i movimenti slow-food in tutto il mondo, le pratiche di riciclaggio ambientale permaculture diffuse nel mondo occidentale come nel cosi detto terzo mondo, gli orti urbani delle grandi città, i farmer market, i gruppi d'acquisto GAS, la banca del tempo, la banca etica nata dall'esperienza dei MAG nel Veneto, le fondazioni che fanno microcredito.
Fiorella Carollo

presentazione- video di Wise Society

helena norberg-hodge: un chiaro semplice intervento che spiega che cosa sta succedendo a livello mondiale

lezione divertente sulla felicità di benigni






Friday, 12 April 2013

Tibet Il paese delle donne dai molti mariti

Giuseppe Tucci 1936 



"Povere donne tibetane:graziose e sempre sorridenti quando sbocciano alla primavera della vita, a trent'anni sono già curve e disfatte: privazioni, lavoro, cibo scarso le fanno prematuramente sfiorire, e allora tutto quello che c'è di brutto e di ripugnante nei lineamenti mongoloidi viene in primo piano sulla loro maschera grinzosa. Ma finchè sono giovani godono del pochissimo che la vita può loro offrire su queste terre: allegre e spensierate, quasi consce del loro rapido trapassare. Di mariti quasi tutte ne hanno più di uno, perchè in Tibet vige ancora [il grassetto è mio] il costume della poliandria.
Una ragazza sposa non solo il suo fidanzato ma insieme con lui tutti quanti i suoi fratelli e, come se ciò non bastasse, può anche prendersi una specie di assistente, un marito più o meno legale che, essendo scelto per capriccio o per più o meno valide ragioni, finisce presto per diventare la persona più autorevole di questo strano regime familiare.
I figli, in mezzo a tanti padri, non sanno distinguerli che in rapporto all'età: e così essi sono gli unici al mondo ad avere un padre seniore e dei padri iuniori. Ma con tutto ciò una grande armonia regna in queste famiglie che non conoscono il tarlo della gelosia o il furore delle passioni. I mariti hanno i loro turni e si avvicendano con rassegnata sottomissione ai voleri della loro signora che di fatto gode di una grande autorità, accresciuta da quello spiccatissimo senso di economia e da quella naturale tendenza a dirigere, amministrare, comandare che è vivissima nelle donne tibetane. Così viva che quando i grandi dignitari prendono in appalto una provincia-in Tibet le province e le prefetture si prendono in appalto, come da noi la costruzione di un palazzo o di una strada- essi mandano quasi sempre la moglie a disbrigare il non facile ufficio, mente essi attendono ad altri negozi.

[tratto dal bel libro Il paese delle donne dai molti mariti edito dalla casa editrice Neri Pozza di Vicenza nel 2005 che raccoglie gli articoli scritti da Tucci nel corso degli anni sul Tibet e il Nepal, e che prende il nome da uno di essi, quello da cui ho tratto la citazione a pag.228  ]


courtesy of Sofie Brabant

Monday, 8 April 2013

Women Writing Culture




Quotes from "Women Writing Culture" eds. Ruth Behar, Deborah Gordon, 1995
Women Writing Culture leggi l'introduzione


On the much praised landmark book  "The Mad Woman in the Attic" by Sandra Gilbert and Susan Gubar:

Sandra Gilbert and Susan Gubar produced a bible-sized tome The Mad Woman in the Attic in which they suggested that women writers in the ninetheen century wrote in the face of deep fears-about being unable to create,unable to become precursors, unable to overcome their distrust of authority. As "daughters" receiving the tradition from stern literary "fathers" who viewed them as inferiors, women attempting the pen struggled in isolation that they felt like illness, alienation that they felt like madness. Yet in writing their agoraphobia and hysteria into literature, they create a female literary subculture that empowered other women writers. [page 15 ]

Photo: courtesy of Sofie Brabant

I Nuovi Matriarcati


Donne creatrici di cultura


Se la Nuova Antropologia delle Donne negli anni '70 e '80 aveva liquidato la questione del Matriarcato con un "non è mai esistito" e comunque come una questione mal posta, il vero quesito divenne a quel punto: "Che cosa si intende per potere?"e poi ancora: "La natura del potere è degna di nota solo quando si esplica nell'ambito politico? E allora che cosa ne è di tutti gli altri ambiti della vita, quelli sociali, economici, religiosi, spirituali, di identità culturale? Non sono essi altrettanto importanti ed essenziali al benessere comune?"e ancora: "Possiamo mantenere la definizione classica di potere come il dominio dell'uomo sull'altro? E' veramente questo il potere?"
Man mano che sempre più numerose e competenti si fecero le donne antropologhe sul campo, più dettagliata si fece la ri-lettura teorica. Sulla questione del matriarcato si è spesa anche la più eminente delle nostre antropologhe Ida Magli con una monografia  Matriarcato e Potere delle donne(1982). 
Oggi abbiamo bisogno di nuovi paradigmi per affrontare la questione considerato che sempre più numerose sono le ricerche condotte sul campo sulle società odierne che sono riuscite a preservare un modello matrilineare, alcune scritte da eminenti antropologhe-come l'americana Peggy Reeves Sanday- che hanno studiato ormai per decenni sul campo società come I Minangkabau in Sumatra, gli Irochesi del Nord America, i Moso nello Yunnan,Cina, e gli Zapotec in Messico. Il corpo di studi è tale da permetterci di trarre conclusioni e delineare la struttura dei Nuovi Matriarcati:
Fiorella Carollo


1) Cina provincia dello Yunnan al confine con il Tibet:
Nel Paese delle donne: i Moso. intervista a Francesca Rosati Freeman

video di sky tg24 sui Moso


2) Indonesia, isola di Sumatra, Minangkabau Maatriarcaat:
Guarda il video dell'antropologa Peggy Reeves Sanday:

3) Si sono tenuti tre Simposi Internazionali (nel 2003 ,2007 e 2011) organizzati dal team di ricerca tedesco della International Academy Hagia , su quello che è diventato un vero e proprio nuovo campo di ricerca,  Modern Matriarchal Studies:
The Second World Congress on Matriarchal Studies


photo courtesy of Sofie Brabant