Thursday, 4 May 2017

 “Viaggiatrici e reporter”


foto di Annalisa Ceolin


Nei prossimi mesi a partire dal 12 giugno, anche all’Istituto Italiano di Cultura di Londra, si potrà partecipare a quella che in Inghilterra è una forma diffusa di socializzazione : il bookclub.
Aperto a chiunque voglia leggere e discutere in italiano, il book club ogni mese fino a novembre, sceglierà democraticamente tra le proposte delle partecipanti il libro da leggere e discutere per il mese a venire avendo per tema conduttore “Viaggiatrici e Reporter”.

Il viaggio si può declinare in molti modi, da quello tradizionale di esplorazione di luoghi sconosciuti, a quello della recente letteratura femminile “viaggio esperienziale” di trasformazione e rinascita. C’è il viaggio di chi è costretto a lasciare la sua terra spinto dalla povertà, dalla guerra, dalla siccità e quello di chi si fa testimone della sofferenza altrui, altrove. C’è il viaggio lento del camminare, di chi va in bicicletta o in vespa e sperimenta l’ospitalità delle genti del mondo.

Per questioni pratiche di organizzazione i primi due incontri avranno un libro già scelto dalla facilitatrice del book club Fiorella Connie Carollo; a giugno discuteremo di un argomento di attualità grazie alla testimonianza di Francesca Borri e il suo “La guerra dentro” (2014) edito da Bompiani Tascabili.
L’autrice è una giovanissima reporter freelance della guerra in Siria. Il libro è sia racconto, sia reportage e diario. Pone sul tappeto questioni che riguardano la costruzione delle notizie, il ruolo dei giornalisti, delle testate, i meccanismi della politica, dei media. Documenta la guerra nei suoi molti fronti incluso quello suo personale di Francesca. Ci racconta le storie di chi la subisce e di chi la fa. Da che cosa sia spinta lo dice brevemente alla fine del suo articolo al Guardian nel luglio 2013:

 I would have gone to Syria anyway. And for a very instinctive reason: because I know what solitude is, and I don't want others to feel alone. That's all. I am well aware that today it's hard to believe that somebody is motivated by a sense of moral urgency. But I am in Jerusalem, as I write, and I can assure you that here, on both sides of the wall, many pay a high personal price every day simply to keep on doing what they think is right – and it would be lovely to be here talking about them, rather than me.”
  Francesca, classe 1980, è già stata testimone della guerra in Kosovo di cui ha scritto in “Non aprire mai” (2009). You can read Francesca’s articles in 2013 for the Guardian here theguardian.com


Calendario

12 Giugno, 10 Luglio, 18 Settembre, 16 Ottobre, 20 Novembre
Il giorno è sempre di Lunedì e l’ orario 18.30-20.00


Primo incontro : 12 giugno, lunedì 12 alle ore 18.30
Francesca Borri “La guerra dentro” 2014, Bompiani Tascabili

visita la pagina :
gli_eventi/calendario/2017/06/book-club-viaggiatrici-e-reporter.html


Il libro è disponibile all’Italian Bookshop potete ordinarlo via email italian@esb.co.uk

Saturday, 11 February 2017

Elena Ferrante's My Brilliant Friend in London

A literary phenomenon turned theatrical event


Elena Ferrante gode di un grande seguito in Inghilterra e oltreoceano. La rivista The New Yorker ospita spesso interventi e recensioni sui libri della nostra autrice di cui segue la carriera con appassionata attenzione. La stessa attenzione le viene dedicata dal The Guardian il quotidiano di qualità inglese, assieme al The Times.  La fama della nostra autrice è ben salda anche nella lontana Australia!


Ciò nonostante, ben sapendo tutto questo, sono rimasta piacevolmente sorpresa quando, l'altro ieri, ho trovato una brochure di presentazione  all'adattamento della sua quadrilogia al teatro Rose di Kingstone: adattamento in due atti di April De Angelis con la regia di Melly Still che condensano le vicende delle due amiche Elena e Lila dall'infanzia ai sessant'anni in due atti distinti che la spettatrice e spettatore possono vedere anche in giorni successivi.



Considerata oggi una della voci più coinvolgenti e interessanti del mondo letterario contemporaneo, Elena Ferrante è stata indicata quest'anno dal Time Magazine tra le cento persone più influenti nel mondo. Anche se si conosce molto poco della vera identità dell'autrice, quando lo scorso ottobre il New York Review of Books pubblicò l'articolo del giornalista Gatti che affermava di avere scoperto la vera identità dell'autrice, The New Yorker fu tra i primi ad accogliere con un certo scetticismo la notizia che attribuiva la vera identità di Elena  ad una traduttrice della Casa Editrice e/o per cui la Ferrante pubblica da sempre i suoi libri.

Quello di Londra è il primo adattamento per il teatro di un'opera dell'autrice a livello mondiale, c'è quindi comprensibilmente una certa attesa per questo evento.

Dal 25 febbraio al 2 aprile al teatro Rose Kingstone di Londra



Friday, 3 February 2017

Utopia e disincanto secondo Claudio Magris (4)

"La fine e l'inizio di millennio hanno bisogno di utopia unita a disincanto. Il destino di ogni uomo, e della Storia stessa, assomiglia a quella di Mosè, che non raggiunse la Terra Promessa, ma non smise di camminare nella sua direzione. Utopia significa non arrendersi alle cose così come sono e lottare per le cose così come dovrebbero essere; sapere che il mondo, così come dice un verso di Brecht, ha bisogno di essere cambiato e riscattato.
[...]
Ogni generazione e ogni individuo devono rifare, e non solo una volta, l'esperienza traumatica ma salvifica dei primi cristiani, che attendevano la parusìa, il ritorno del Salvatore che era stato loro promesso...
Disincanto significa sapere che la parusìa non ci sarà, che i nostri occhi non vedranno il Messia, che l'anno prossimo non saremo a Gerusalemme, che gli dèi sono in esilio.
[...]
Utopia e disincanto anzichè contrapporsi devono sostenersi a vicenda. La fine di utopie totalitarie è liberatoria solo se si accompagna alla consapevolezza che la redenzione, promessa e fallita da quelle utopie, dev'essere cercata con più pazienza e modestia, sapendo di non possedere alcuna ricetta definitiva, ma non irrisa."

[dal saggio introduttivo al libro di Claudio Magris del 1999 "Utopia e disincanto"]


To be continued...

courtesy of Sofi Brabant

Wednesday, 25 January 2017

Utopia secondo Annabella Miscuglio e Manuela Piovano (3)

A qualche settimana dall'intervista a Giovanna Foglia il tema dell'utopia mi si ripresenta questa volta sotto "le spoglie" di  un film "L'età d'oro" (2016) della regista Manuela Piovano.
Dedicato alla vita e all'utopia che ha animato la leccese Annabella Miscuglio (1939-2003) fondatrice negli anni Sessanta del mitico Filmstudio di Roma, morta prematuramente nel 2003, l'amica di lunga data, la regista Manuela Piovano, ha deciso di onorarne la vita e l'opera con un film che ha impiegato diversi anni a vedere la luce.


Il film si concentra su tre aspetti della vita di Annabella: il rapporto con il figlio, che ricostruisce momenti della gioventù di Annabella e del suo stile di vita sperimentale, in una sorta di comune artistica, l'esperienza appunto del Filmstudio che qui è rappresentata da un cinema all'aperto.
E poi c'è la vicenda dolorosa del processo che colpì Annabella; in qualità di responsabile di un documentario collettivo sulla prostituzione, venne accusata di favoreggiamento alla prostituzione.

Mi ha colpito la scelta di proporre una storia che parla di utopia come sogno condiviso di un percorso artistico e di vita insieme. l'aver rispolverato gli ideali che hanno formato un'epoca storica e una generazione di italiane e italiani che hanno creduto di portare l'arte, l'immaginazione al potere.

Mi sono chiesta perchè questo film ora?
Forse la necessità di celebrare un'epoca visionaria in un momento di assenza di utopie che sappiano coinvolgere in modo tale da costruire una massa critica in grado di cambiare le cose?

Forse il desiderio di contribuire al dibattito attuale sulla necessità di cambiamento, con una riflessione sul passato recente, con un racconto che ci ricordi da dove veniamo e ci ricordi che alcune di noi hanno messo la faccia e la vita al servizio dell'utopia, di un sogno collettivo.

Resta "L'età d'oro" un film controcorrente, che parla di vite guidate da una visione, in un Italia stremata da un passato che non vuole lasciare il passo al nuovo.

Fiorella Connie Carollo

Monday, 23 January 2017

Utopia secondo Giovanna Foglia (2)

"Parole come utopia e comune sono, oserei dire, ormai "fuori uso", comunque parole da usare con cautela, mi colpisce che tu le usi con grande disinvoltura, capisco che fanno parte del tuo bagaglio formativo e probabilmente non hai mai smesso di usarle da quando negli anni Settanta erano in voga, ideali di vita e tu eri giovane e vivevi l'esperienza delle comuni di Milano".
Sto intervistando Giovanna Foglia nella sua casa delle Sciare in provincia di Lecce. Giovanna è la co-fondatrice del Trust Nel nome della Donna [vedi post precedenti] con cui ha dato vita all'Associazione Nazionale L'Alveare che fa testa all'Aleveare-Casa delle Donne di Milano e di Lecce e finanzia altre realtà a Bologna, Roma, Cagliari.
Considerato il suo impegno e le sue realizzazioni a favore delle donne, l'intervista a Giovanna è il punto di partenza per libro-progetto sulle attiviste che oggi cercano di cambiare il mondo ognuna a modo suo. Nel corso dell'intervista-fiume ad un certo punto, l'interesse reciproco è virato su di un tema preciso: Giovanna parlava dell'utopia come di una cosa fattibile e alla portata di tutte.

"L'utopia è utopia per gli altri, non per te che te la fai! Questa è la grande cosa a cui nessuno pensa. Quando tu metti in atto il progetto in cui credi e lo realizzi, non è più utopia ma realtà per te che ci sei dentro e la vivi quotidianamente. Direi invece che oggi diventa importante, sopratutto per noi donne, mettere in atto, subito, le nostre utopie o sogni come si voglia chiamarli".
Esterno un dubbio a questo punto alla mia interlocutrice: "Giovanna stai intendendo che c'è una coincidenza tra le due cose?" Chiarifica " Io cerco sempre di fare un progetto che contenga un'utopia, ma la mia utopia è collettiva, include sempre le altre, non è un progetto che riguarda solo me come potrebbe invece essere un sogno, e non è nemmeno un'illusione proprio perchè è un progetto che include altre persone"

Delle parole di Giovanna m'è rimasto da allora questo senso di fattibilità, questa urgenza a mettere mano ai nostri progetti in grande scala, a non farci mettere all'angolo o scoraggiare dalla portata della nostra idealità. Mi ha comunicato un senso preciso di empowerment in perfetto stile femminista. 

Tuesday, 17 January 2017

Utopia 2016 : a year of imagination and possibility (1)

A Londra, all'interno dell'imponente e bellissima Somerset House, si è celebrato il quinto centenario della pubblicazione dell'Utopia di Thomas Moore per un anno intero, il 2016, e ancora per tutto gennaio 2017, con installazioni, eventi, concerti e incontri.





Giunta al punto d'arrivo di questa interessante esperienza, l'organizzazione sta creando una vera e propria guida pratica all'Utopia, con tanto di bibliografia sulla letteratura odierna ispirata al tema; nei prossimi weekends di gennaio, a chiusura, ci saranno dibattiti e film che esplorano come il mondo potrebbe essere diverso nel cibo, nella casa, nell'economia e nella governance. A ispirare la mostra è la convinzione  che sono l'arte e la cultura a ricoprire un ruolo cruciale nel creare gli spazi dove i sogni possano radicarsi.

Un invito a sognare

"Thomas More" dicono gli organizzatori alla Somerset House " è stato il primo a dare un nome e una forma all'idea che ha animato l'essere umano nei secoli, cioè che se immaginiamo un mondo migliore, ci sentiamo motivati a crearlo. la sua visione giocosa, deliberatamente ambigua, non è un programma per il futuro ma la contrario un suggerimento, un invito a sognare ora il futuro."

To be continued...